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”Vade Francisco et repara domum meam”

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L'incontro di due viandanti spirituali con il pellegrino Dik

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Il 2007 è l’anno del nostro ultimo pellegrinaggio: “il Cammino di Assisi”.
Avevamo già percorso circa 1.850,00 chilometri a piedi durante le nostre vacanze estive degli ultimi cinque anni, tentando di pellegrinare alla maniera antica, in preghiera ed alla ricerca di noi stessi, affidandoci fiduciosamente alle mani di Dio.
Il pellegrinaggio è stata senz’altro l’esperienza migliore per conoscere noi stessi e per apprezzare reciprocamente le nostre qualità.
Il cammino, accolto in tutti i suoi aspetti e soprattutto accettato nella sofferenza inevitabile ad esso connessa, diventa preghiera continua: ogni passo è conoscenza, ogni passo è bellezza, ogni passo è preghiera.
In agosto il sole scotta, il caldo è opprimente, lo zaino pesante, le vesciche dolorose, la pioggia fastidiosa, l’accoglienza a volte è negata……..ma tu, imparando ad accogliere tutto ciò che ti viene incontro, con umiltà, pazienza, gioia, soprattutto senza sotterfugi, entri in contatto con la tua vera umanità, con la tua vera personalità, incontri i tuoi limiti ed i tuoi talenti, impari ad apprezzare il gusto del “piccolo” e del “poco”, capisci che il tuo essere finito, alla luce dell’abbraccio e dello sguardo di Dio, assume un valore ed una dignità molto più alti di quanto eri abituato a pensare ed il tuo sguardo sull’orizzonte della vita diventa capace di cogliere distanze che forse non avresti mai immaginato.
Per questi motivi vogliamo dire ancora grazie alla Associazione della Compagnia del Cammino, che ha avuto la sensibilità di dedicare il proprio tempo e le proprie energie per organizzare un cammino che porta verso San Francesco, Santa Chiara ed il loro messaggio.
E poi, siamo particolarmente grati al “Cammino di Assisi” anche per un altro motivo: Dik, un cagnolino.
Ecco la sua storia.
Verso le 09,00 del quarto giorno di cammino, nei pressi di una fonte di acqua fresca dove stavamo riempiendo le nostre borracce, ci è venuto incontro un cagnolino tutto nero, con il petto e le zampette bianche, che all’improvviso ha iniziato a saltare intorno a noi e ad abbaiare con gran foga, richiamando con forza la nostra attenzione.
Poi, ha iniziato a camminare insieme a noi, come se fosse il nostro cane da sempre, precedendoci di qualche decina di metri, aspettandoci ad ogni bivio, seguendo i nostri comandi, rispondendo da subito al nome che per scherzo gli abbiamo dato: Dik!
Era già capitato in altre occasioni che qualche animale ci accompagnasse per un tratto di strada.
Ricordiamo con estrema dolcezza quando, sulla strada che portava verso il Santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano, un uccellino saltellò davanti a noi per almeno mezz’ora, e più tardi, nello stesso giorno, un cagnolino tenerissimo ci accompagnò fino al cancello dell’Abbazia di Casamari, scomparendo la mattina seguente.
Questa volta, tuttavia, il tempo passava e Dik rimaneva fedelmente al nostro fianco.
La sera siamo stati ospitati dai Monaci del Monastero di Camaldoli, ove siamo entrati felici di aver trovato accoglienza per la quarta volta, senza preoccuparci del cane rimasto fuori; eravamo quasi sicuri che, a quel punto, Dik sarebbe tornato a casa sua, del resto gli era sufficiente percorrere l’unica strada a ritroso.
Ed invece no, ci aspettava fuori!
E così per dodici giorni, fino ad Assisi; dovunque andassimo, lui ci seguiva, senza guinzaglio, in piena libertà.
Ogni mattina, quando uscivamo dal rifugio dove avevamo riposato, Dik faceva salti altissimi di gioia, tentava con forza di leccarci la punta del naso e poi si incamminava insieme a noi scodinzolando.
Chissà che cosa lo ha attratto!?
Né io né mia moglie abbiamo mai avuto né cani né altri animali se non un pesciolino rosso, per cui non sapevamo nemmeno cosa dargli da mangiare; abbiamo provato a dargli biscotti, ma non li mangiava, abbiamo cucinato della pasta, ma non la mangiava, insomma un vero disastro, soprattutto per lui; tuttavia, ci ha seguito fedelmente, camminando per 250 chilometri, sotto il sole e la pioggia, con l’unico forte desiderio di stare con noi, affidando completamente la propria vita nelle nostre mani.
Secondo noi Dik era perfettamente consapevole della radicalità della sua scelta; infatti, il suo sguardo triste e malinconico lo tradiva apertamente; tuttavia, continuava a camminare…..e col passare del tempo io ed Anna ci siamo affezionati tantissimo, tanto che ad un certo punto abbiamo deciso che Dik sarebbe diventato membro della nostra famiglia, nonostante tutti i disagi connessi alla vita in un appartamento di città, alla mancanza di tempo da dedicargli ecc. ecc..
Il viaggio di ritorno lo abbiamo fatto in tre, due sopra il sedile del treno ed uno sotto, tutto spaventato e tremante.
Oggi, sono convinto che Dik sia un vero dono venuto dall’Alto, oltretutto in un momento molto delicato della vita: lo scorso 22 maggio mamma Carmela è salita al Cielo……
Eravamo molto legati alla mamma, una persona speciale, ed il distacco, benché vissuto serenamente alla luce della fede, non è stato semplice; la nostra umanità, soprattutto a livello viscerale, fatica a lasciar scorrere quel flusso di amore che è la vita, concepita e lasciata andare.
Dik è arrivato e da quel momento tutto è stato più semplice: mio padre è tornato a sorridere, noi tutti siamo tornati un po’ bambini….
Grazie Dik.
Armando e Anna Maria

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